Riot di XXXTENTACION: grafica con la scritta Riot e la sagoma di XXXTENTACION davanti alle fiamme

Riot di XXXTENTACION: quando le violenze sono giustificate?


analisi di Riot di XXXTENTACION: rabbia, piazza, violenza

Fino a che punto la rabbia giustifica la violenza? E soprattutto, quali sono le conseguenze di un’ira cieca? Sono le domande su cui ruota Riot di XXXTENTACION, un brano scritto a soli 17 anni che, a riascoltarlo oggi, sembra un commento alle rivolte di questi giorni.

11 anni fa, il primo maggio 2015, XXXTENTACION pubblicava Riot su SoundCloud in un periodo in cui l’America era immersa in una serie di proteste scaturite dalla morte di Michael Brown, diciottenne afroamericano disarmato, freddato il 9 agosto 2014 a Ferguson, in Missouri, dai colpi di pistola sparati da un agente di polizia. Pochi giorni prima, a Baltimora, la morte di Freddie Gray aveva fatto esplodere altre rivolte.

Riot di XXXTENTACION: il rapper sul palco in bianco e nero, con le braccia alzate e il microfono in mano
XXXTENTACION sul palco: analisi di Riot di XXXTENTACION

Il beat è di Luke White, che lo aveva messo in circolazione come free beat, e il pezzo si regge su un’unica strofa, senza ritornello. Cinque anni dopo, il 1° giugno 2020, in piena protesta per la morte di George Floyd, Riot è tornato sulle piattaforme via Empire in una versione ridotta a 1:19, contro i 2:05 dell’originale: a essere tagliata, come vedremo, è gran parte del finale.

Qual è il prezzo delle rivolte?

Il brano si concentra sulle conseguenze di quell’episodio e delle successive rivolte. X se la prende con chi gira a volto coperto per svaligiare i negozi e intanto chiede pace nel mezzo della rivolta, salvo poi portare violenza. La violenza è un gioco del gatto e del topo. Secondo l’artista, rispondere al sangue con altro sangue ha come unico risultato l’alimentazione della catena di odio e dolore, e il pezzo si domanda quale giustizia ci sia in chi imbraccia un’arma e finisce per uccidere una madre con tanti figli.

Cassonetti e rifiuti in fiamme in una strada di città di notte, con alcune persone sullo sfondo: immagine di una rivolta di piazza
Cassonetti in fiamme in una strada di notte

Siamo in contesti diversi, ma quello che sta succedendo in Italia e Francia ha qualcosa in comune con la storia che ci racconta Riot. In Francia, sabato 17 ottobre, la giornata contro il carovita ha portato in piazza 550.000 persone secondo le autorità (800.000 per gli organizzatori) e la gran parte dei cortei è rimasta pacifica. Eppure a Limoges ha preso fuoco il municipio e a Marsiglia decine di negozi sono stati saccheggiati. I bilanci, riportati tra gli altri da RTS, sono provvisori e divergenti: le prime cifre parlavano di 1.200 fermi e 150 agenti feriti, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha poi indicato 1.800 fermi e oltre 500 feriti tra forze dell’ordine e vigili del fuoco.

Il conto, a volte, lo pagano proprio i più giovani: il 5 ottobre, durante un blocco studentesco a Lens, un quindicenne ha perso una mano e l’IGPN, l’ispettorato della polizia francese, ha aperto un’indagine. La violenza forse non è la soluzione, perché alla fine del gioco chi sanguina sono sempre i più deboli, i più indifesi.

Pensa a chi causi disagi

Avanzando nel brano, dopo le premesse iniziali, X chiede di pensare alle persone che subiscono i danni delle rivolte: si mira ad attirare l’attenzione e farsi sentire, ma chi ci rimette? Distruggere il negozio di una persona che ha lavorato una vita per permetterselo è protestare? Jahseh chiede di mettersi nei panni dei proprietari delle attività: anche loro hanno i propri problemi.

XXXTENTACION a torso nudo sul palco con la testa china, davanti a un pubblico che illumina la sala con i telefoni
XXXTENTACION davanti al suo pubblico

Basta guardare a Milano. Dopo gli scontri di sabato 17 ottobre, domenica 18 i saccheggi sono ripresi. Confcommercio Milano ha stimato prima circa mezzo milione di euro di danni, poi circa un milione, precisando che a pesare di più sono i mancati incassi di chi ha dovuto chiudere.

Riot di XXXTENTACION: la violenza sposta il focus

Un’altra conseguenza della violenza è la perdita del focus: come sta succedendo in Italia, nei giornali e sui media i danni e la guerriglia hanno preso il posto di ciò che doveva essere il punto centrale delle proteste: il carovita.

Primo piano di profilo di XXXTENTACION con la testa china e una catena al collo, tra fumo e luci blu
XXXTENTACION di profilo tra fumo e luci

Il corteo di Milano del 17 ottobre, organizzato da “Italia in piazza”, un movimento online che si definisce apartitico, contava circa 5.000 persone secondo Il Post e protestava contro stipendi bassi, affitti troppo alti e costo della vita. Il Fatto Quotidiano lo descrive però come una protesta via via oscurata da gruppi di giovanissimi senza un coordinamento riconoscibile, molti a volto coperto. Tra i 271 giovani accompagnati in questura a Milano, secondo Sky TG24, circa l’80% era minorenne e il più piccolo aveva 11 anni (dato provvisorio).

Nei giorni successivi sono arrivati un vertice sulla sicurezza e un decreto sull’ordine pubblico, mentre il Movimento 17 ottobre, comparso dopo gli scontri, ha annunciato una “mobilitazione permanente ogni sabato” fino alla caduta del governo: un obiettivo che, nota Il Post, non coincide con le richieste economiche iniziali. Il carovita, insomma, sembra passare in secondo piano.

Come cantato in Riot, la rivolta violenta è controproducente da tanti punti di vista. X non dice di non provare rabbia, ma semplicemente di incanalarla in modi diversi. Perché, se nella canzone il risultato dell’odio è un’altra vittima (nella parte conclusiva della strofa la morte arriva a toccare fratelli, figli, parenti stretti), oggi in Italia è la perdita di coscienza.

XXXTENTACION seduto sul bordo del palco con la mano al viso, circondato da fan che lo riprendono con i telefoni
Analisi di Riot di XXXTENTACION: l’artista tra i fan

Riot di XXXTENTACION: death before the children

Il finale cede la parola a un campione audio del Ku Klux Klan, un discorso attribuito a Jeff Berry, ex leader del movimento: guidava gli American Knights of the Ku Klux Klan.

Uomini in tunica e cappuccio bianchi a punta attorno a una statua, in una foto d'archivio in bianco e nero del 1924
Tuniche e cappucci bianchi, l’uniforme del Ku Klux Klan, in una foto d’archivio del 1924 scattata a Harvard

Il messaggio sembra chiaro: quando una comunità si distrugge da sola, a guadagnarci è l’odio organizzato.

Nel video di Look at Me, uscito il 12 settembre 2017 e in cui compare anche Riot, X lo ribadisce con un monologo: un omicidio è un omicidio, di qualunque colore. È un video durissimo, che richiama il linciaggio di Emmett Till e l’uccisione di Philando Castile e che all’epoca scatenò forti polemiche. Il succo, però, è sempre lo stesso: le opinioni si possono gridare, la violenza no.

Questa è una rubrica chiamata “Behind the Bars” in cui analizziamo i testi delle canzoni più iconiche dell’hip hop. Leggi qui l’analisi di Train Food di XXXTENTACION e, per un altro sguardo sulle tensioni sociali americane, l’articolo su Cry Baby di Vince Staples.

Fonti fotografiche: XXXTENTACION, Wikimedia commons, Wikimedia Commons 2

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