Artwork di Once Upon a Time in Shaolin dei Wu-Tang Clan: un ninja mascherato davanti a una New York in fiamme

Once Upon a Time in Shaolin: la folle storia dell’album dei Wu-Tang Clan


Once Upon a Time in Shaolin è l’album dei Wu-Tang Clan che esiste in una sola copia e non si può vendere fino al 2103

Once Upon a Time in Shaolin è il settimo album in studio dei Wu-Tang Clan, registrato in segreto per circa sei anni e finito in un solo esemplare: due CD, 31 tracce, nessuna versione digitale, nessuno streaming. Il Guinness dei primati lo ha certificato come l’album più prezioso del mondo, e la sua storia è una delle più assurde che l’hip hop abbia mai prodotto.

L’idea è di RZA e di Cilvaringz, producer olandese-marocchino, e nasce da una convinzione: internet e lo streaming avevano ridotto il valore della musica quasi a zero. Da qui il modello a cui si sono ispirati, il mecenatismo del Rinascimento, con un’opera commissionata, esposta e poi venduta a un unico acquirente, come si farebbe con un quadro. Un album trattato come un’opera d’arte.

Foto di gruppo dei Wu-Tang Clan in posa su sfondo chiaro, autori dell'album in una sola copia Once Upon a Time in Shaolin
I Wu-Tang Clan in una foto di gruppo

Cosa c’è dentro l’album che quasi nessuno ha ascoltato?

Le sessioni sono cominciate alla fine degli anni Duemila e sono andate avanti per circa sei anni, soprattutto a Staten Island, mentre la produzione passava da Marrakech, in Marocco. Il tutto in gran segreto: Method Man ha raccontato che i membri del gruppo non sapevano nemmeno di lavorare a un album dei Wu-Tang.

Il risultato sono 31 tracce per circa due ore di musica (128 minuti, secondo il MoMA), con tutti i membri storici del gruppo, Redman e due apparizioni di Cher.

Poi c’è l’oggetto. I due CD sono chiusi in una custodia di argento e alpacca, disegnata dall’artista britannico-marocchino Yahya e lavorata a mano a Marrakech, chiusa con un sigillo di ceralacca col marchio dei Wu-Tang e riposta in una scatola di legno. Dentro c’è anche un libro rilegato in pelle di oltre 170 pagine, con testi, aneddoti e crediti. I master digitali sono stati cancellati: l’unica versione ufficiale del disco vive in quella custodia.

Tre membri dei Wu-Tang Clan all'aperto, in mezzo a un gruppo di persone
I Wu-Tang Clan, protagonisti di Once Upon a Time in Shaolin

Cosa prevede la clausola degli 88 anni?

La risposta breve è questa: chi compra l’album può ascoltarlo, farlo ascoltare e persino regalarlo, ma non può sfruttarlo commercialmente per 88 anni, cioè fino al 2103. A gestire la vendita, annunciata a gennaio 2015, fu Paddle8, una casa d’aste online che aveva già trattato opere di Jeff Koons e Damien Hirst: più una trattativa privata che un’asta tradizionale.

Perché proprio 88? Secondo RZA l’8 è un numero simbolico: otto erano i membri originali del gruppo, le cifre del 2015 sommate danno 8, l’8 compare nel nome Paddle8 e un 8 ruotato è il simbolo dell’infinito, già usato su Wu-Tang Forever, il secondo album del 1997. A questo si aggiunge una ragione più pratica, dichiarata dallo stesso RZA: senza quel vincolo il progetto sarebbe sembrato una trovata pubblicitaria e l’album avrebbe perso la sua integrità di opera d’arte.

Non tutti la presero bene. Method Man, pur appoggiando l’idea dell’album unico, definì stupido il divieto di 88 anni e disse che un disco così andava regalato ai fan. Online, intanto, girava una leggenda mai confermata: nel contratto ci sarebbe stato un colpo di scena da film, con i Wu-Tang, o addirittura Bill Murray, autorizzati a tentare un furto per riprendersi l’album. Era una voce infondata, ma dice molto sull’aura che si era creata attorno al progetto.

Un membro dei Wu-Tang Clan con occhiali e bandana sul palco durante un concerto
I Wu-Tang Clan dal vivo, autori di Once Upon a Time in Shaolin

Chi è Martin Shkreli, l’uomo più odiato d’America?

Il nome dell’acquirente restò segreto per mesi. L’offerta vincente era stata accettata il 3 maggio 2015 e la vendita si chiuse il 26 agosto; il 9 dicembre arrivò la rivelazione di Bloomberg Businessweek, ripresa anche da Il Post: a comprare l’album, per circa 2 milioni di dollari, era stato Martin Shkreli.

All’epoca Shkreli era il CEO di Turing Pharmaceuticals e aveva fatto parlare di sé per aver acquistato i diritti di un farmaco salvavita, il Daraprim, portandone il prezzo da 13,50 a 750 dollari a pillola: un aumento di oltre il 5.400%. I media americani lo avevano ribattezzato “l’uomo più odiato d’America”. RZA precisò che l’accordo era stato chiuso prima di quello scandalo e che, scoperta l’identità del compratore, Wu-Tang e Cilvaringz avevano devoluto in beneficenza una parte significativa dell’incasso.

Shkreli, comunque, l’album non lo ha trattato da opera d’arte. A inizio 2016 raccontò a Vice di aver pensato di distruggerlo o di nasconderlo in un posto sperduto, in modo che chi volesse ascoltarlo dovesse compiere una specie di cammino spirituale. Promise di regalarlo al mondo se Donald Trump avesse vinto le elezioni e, a novembre 2016, dopo la vittoria, fece sentire online degli estratti. Nel settembre 2017 provò a rivenderlo su eBay e l’offerta superò il milione di dollari, ma prima che la vendita si concludesse finì in carcere.

Era stato riconosciuto colpevole di frode ai danni degli investitori dei suoi hedge fund (una vicenda slegata dal Daraprim) e nel marzo 2018 arrivò la condanna a sette anni, insieme alla confisca di beni per circa 7,4 milioni di dollari. Tra quei beni c’era anche l’album: il cofanetto gli fu sequestrato. RZA ha raccontato che avrebbe voluto ricomprarlo, ma il contratto non glielo permetteva.

Dove è finito l’album dopo Shkreli?

Il 27 luglio 2021 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti annunciò di aver venduto la copia unica di Once Upon a Time in Shaolin per saldare il debito di Shkreli, senza rivelare prezzo e compratore. A ottobre il New York Times e Rolling Stone svelarono che dietro l’acquisto c’era PleasrDAO, un collettivo di collezionisti di arte digitale e NFT che aveva già comprato pezzi legati a Edward Snowden e ai Pussy Riot, e che avrebbe pagato circa 4 milioni di dollari (alcune testate parlano di 4,75). Il gruppo definì l’operazione una protesta contro chi sfrutta gli artisti e Shkreli “il cattivo definitivo di internet”.

Quanto avesse incassato lo Stato è rimasto un mistero fino al luglio 2025, quando una richiesta di accesso agli atti del giornalista di Bloomberg Jason Leopold ha portato alla luce i documenti: a comprare dal governo era stata la WTC Endeavours, una società costituita a Hong Kong, per 2.238.482,30 dollari. Quindi, in sei anni, l’album è passato da un CEO farmaceutico a una società creata per l’occasione e poi a un collettivo cripto: se cercavate acquirenti strani, eccoli.

Cosa resta oggi di Once Upon a Time in Shaolin?

Resta soprattutto una storia che continua a produrre capitoli. In un episodio del podcast Pablo Torre Finds Out uscito a metà ottobre 2026, Method Man, il più critico del gruppo sul progetto, ha ascoltato l’album per la prima volta in una sessione organizzata con PleasrDAO. Il verdetto è stato più morbido di quanto ci si aspettasse: ha detto di non odiarlo e di averlo trovato migliore del previsto, pur notando che Cilvaringz imita un po’ troppo da vicino il suono di RZA.

Il 16 ottobre è arrivato su Netflix The Disciple, il documentario di Joanna Natasegara presentato al Sundance 2026, che segue proprio Cilvaringz e la nascita del progetto, con RZA come produttore esecutivo e Shkreli tra i volti che compaiono.

Giacca di pelle con la scritta Ghostpelle e il simbolo dello yin e yang, vista di spalle
Dettaglio di una giacca di pelle con la scritta Ghostpelle

E l’idea iniziale, riportare la musica al valore di un’opera d’arte, che fine ha fatto? In un certo senso ha funzionato: pochi album hanno fatto tanto rumore senza che quasi nessuno li ascoltasse. Once Upon a Time in Shaolin è diventato famoso più per quello che gli è successo che per quello che contiene, ed è forse il suo paradosso più grande.

Once Upon a Time in Shaolin è l’album dei Wu-Tang Clan che esiste in una sola copia, che per contratto non si può sfruttare commercialmente fino al 2103 e che in sei anni è passato da Martin Shkreli a una società di Hong Kong e a un collettivo di collezionisti cripto. Se vi interessa come altri artisti stanno giocando con la scarsità e con lo streaming, sul sito abbiamo raccontato Cura di Tony Boy, l’album che esce solo in vinile, e il vinile da colorare di Isaiah Rashad, dove ogni copia diventa un pezzo unico: versioni molto più piccole, e senza clausole da 88 anni, della stessa domanda su quanto valga la musica quando non è a un clic di distanza.

Clicca qui per leggere l’approfondimento su Takashi Murakami nell’hip hop, un altro incrocio fra rap e arte contemporanea.

Fonti fotografiche: Wu-Tang Clan

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