The Alchemist, fare un passo indietro per stare davanti a tutti.


Genesi di una leggenda che passa sottotraccia

The Alchemist, nome d’arte di Alan Daniel Maman, nasce a Beverly Hills nel 1977. In quel della California, già da adolescente, assieme al suo amico Scott Caan, fonda il duo The Whooliganz. Nello stesso periodo si avvicina ad artisti come Evidence, i Dilated Peoples e sopratutto B-Real, il frontman dei Cypress Hill, che lo porterà con sé in tour.

Nel 1993 i The Whooliganz rilasciano il loro primo singolo, “Put Your Handz Up”, che però segna anche la loro fine, venendo scaricati dalla loro etichetta a causa degli scarsi risultati.

The Alchemist e Scott Caan ai tempi dei The Whooliganz
The Alchemist e Scott Caan ai tempi dei The Whooliganz

Quello che al tempo viene percepito come un fallimento diventa il motore che innescherà la vera carriera di “Alc”: è proprio da quel momento, infatti, che inizierà ad interessarsi al beatmaking.

Infine, in questi primi anni, sarà fondamentale il suo trasloco a New York, dove conoscerà i Mobb Deep. Il sodalizio artistico con il gruppo lo proietterà definitivamente nel circolo dei produttori più desiderati d’America.

Prodigy e The Alchemist
Prodigy e The Alchemist

“Production is secondary to me. Raps are everything.”

Una citazione che potrebbe sembrare assurda e controintuitiva per un producer, ma che, dopo aver capito la sua storia, assume tutto un altro significato. Per The Alchemist il rap è sempre stato il centro di tutto: il flow, le barre e lo storytelling sono la colonna portante della musica Hip-Hop, le produzioni invece rimango solamente il letto su cui si poggiano.

Primo piano di "Alc"
Primo piano di “Alc”

Capiamoci però, questa visione non vuole svalutare la figura del producer, anzi, ne vuole ridefinire il ruolo, vuole dargli un’importanza diversa, non minore. Il produttore abbandona ogni protagonismo e si mette a disposizione dell’artista con cui collabora: deve studiarlo, capirlo, intercettarne le esigenze e servirgli la base perfetta, quella capace di esaltarne le qualità.

La musica quindi non è uno sport individuale, ma è più un gioco di squadra. La volontà di collaborare o addirittura di mettersi un gradino sotto non viene dal pensiero di superiorità della parte lirica, ma è la conseguenza naturale se l’obiettivo è ricavare il miglior risultato possibile.

Un metodo di lavoro vincente

The Alchemist, oltre che per il suo lato musicale, dovrebbe essere d’ispirazione per chiunque voglia fare dell’arte il proprio mestiere. Da molti anni ha fondato la sua etichetta indipendente, ALC Records, costruendo attorno alla propria musica uno spazio di grande libertà creativa. I suoi progetti nascono prima di tutto dalla volontà di fare buona musica: le collaborazioni non sono dettate dalle logiche dell’industria e la direzione artistica rimane nelle sue mani.

La sua filosofia, unita alla sua indipendenza, lo ha portato a diventare uno dei producer più ambiti dell’intero panorama musicale. Ma per capire davvero cosa renda speciale il suo lavoro, non resta che ascoltarlo: ecco a voi 5 album che vi consigliamo di recuperare.

The Alchemist sul palco
The Alchemist sul palco

“Covert Coup” Curren$y 2011:
Uno dei progetti personalmente più sottovalutati di quel periodo, 28 minuti che volano tra la fantastica delivery rilassata caratteristica di Curren$y e le produzioni minimali ma di incredibile impatto di The Alchemist.

“Alfredo”Freddie Gibbs 2020:
Un’album che sente molto l’influenza dello stile Griselda; i beat crudi e minimali danno a Freddie Gibbs l’habitat perfetto per il suo gangsta rap.

“No Idols” Domo Genesis 2023:
Qui le skill nel beatmaking la fanno da padrone, progetto pieno di sample particolari che svariano dal soul al rock. Una giostra sonora che vi sorprenderà.

“The Great Escape” Larry June 2023:
A mio parere il disco estivo più riuscito di Larry June. Il flow disteso e rilassato si sposa perfettamente con le produzioni calde e sofisticate di Alc, dando vita a un sound elegante, avvolgente e perfetto per l’estate.

“Albert Einstein” Prodigy 2013:
Un disco consigliatissimo se siete fan dell’underground cupo made in USA. Qui i beat si fanno molto più oscuri e cinematografici e, assieme alla voce fredda di Prodigy, conferiscono all’intero progetto un’aura sinistra.

Clicca qui per leggere la recensione di Me, EP autoprodotto di trenchmafia

Fonti Fotografiche: The Alchemist

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