Perché per capire la loro musica dobbiamo partire dalla loro patria, l’Irlanda
L’Irlanda, dal 1921, è divisa in due anime: quella unionista, protestante e vicina al Regno Unito dell’Irlanda del Nord, e quella cattolica, gaelica e indipendentista della Repubblica d’Irlanda.
Inutile dire che questa divisione sociale e culturale ha alimentato molti conflitti nel territorio, che continuano ancora oggi. Il punto più basso però lo si tocca dal 1968 al 1998 con i Troubles, un periodo in cui la tensione tra le due fazioni arriva alle stelle, portando l’Irlanda in un clima di violenza e paura.

In questo periodo, varie organizzazioni paramilitari nazionaliste irlandesi, come l’IRA, erano famose per una pratica di punizione molto cruenta che consisteva nello sparare alle ginocchia dei nemici politici, il “kneecapping”.
Il nostro trio prende il proprio nome da questa punizione, e ciò mi sembra già abbastanza per inquadrare il credo politico del gruppo, formato dai rapper Mo Chara e Móglaí Bap assieme al producer DJ Próvaí.
I Kneecap non sono solo un gruppo, sono un movimento, un simbolo di indipendenza e libertà; rappresentano molto di più che un genere, raccolgono attorno a sè tutte le voci di coloro che credono nel loro stesso obiettivo.
Fenian rappresenta l’incontro tra la storia, l’attivismo politico e la musica.
Già il titolo è un vero e proprio manifesto: “Fenian”, termine che deriva dal folclore irlandese, veniva spesso usato in senso discriminatorio nei confronti degli irlandesi, un po’ come il termine “terrone” qui in Italia. I Kneecap, dunque, con questo titolo si riappropriano di una parola e la trasformano nel manifesto di un’identità nazionale unita e soprattutto fiera della propria diversità.
Alcuni dei temi che potete trovare all’interno del progetto li ho già accennati, ma non vorrei farne una carrellata e sviscerarli uno dopo l’altro, anche perché questo vi toglierebbe la curiosità e il piacere di scoprire un disco così intenso. Per questo ho deciso di concentrarmi solamente su quelli che per me sono i tre brani simbolo di Fenian.

“Éire go Deo”: prima traccia del disco, in cui scopriamo subito uno dei tratti distintivi del gruppo, l’uso della lingua gaelica. Non si tratta della classica intro: qui il gruppo ringrazia coloro che hanno portato avanti le proprie battaglie prima di loro, tutte le generazioni di insegnanti, attivisti e genitori che non hanno mai smesso di trasmettere la propria lingua.
“Palestine” feat. Fawzi: la canzone mette in relazione la causa irlandese e quella palestinese, differenti nella pratica ma accomunate dai principi di libertà e anti-colonialismo. Il legame viene consolidato dalla partecipazione del rapper palestinese Fawzi che, come i Kneecap, canta nella propria lingua, l’arabo.
“Cocaine Hill”: probabilmente una delle tracce più cupe e personali dell’album, in cui i riferimenti politici lasciano spazio ai tormenti individuali dell’uomo. Nonostante il titolo possa ingannare, il brano parla principalmente di insonnia e di vita notturna, raccontando quei momenti in cui i pensieri affollano così tanto la mente da trasformarsi in una vera e propria tortura.
Oltre le parole c’è la musica
Se siete abituati alle sonorità delle scene rap italiana e americana, Fenian potrebbe veramente sorprendervi, sia in positivo che in negativo. L’album, infatti, è pieno di riferimenti musicali diversi e prende in prestito suoni e pattern da varie sottoculture. Nel disco, infatti, potete trovare influenze Big Beat, UK Garage e Dubstep nelle tracce più potenti e d’impatto, ma anche Trip-Hop e Post-Punk in brani come Cocaine Hill.

Fenian, dunque, per chi non è avvezzo a queste scene britanniche, potrebbe sembrare molto lontano dall’hip-hop, ma vi assicuriamo che non è così.
Piaccia o non piaccia, questa è Arte
Se è vero che ogni genere merita rispetto e considerazione se fatto con cura e passione, è vero anche che esistono delle “categorie”. Personalmente, per me ne esistono tre: la musica brutta, la musica bella e l’Arte. Se per le prime due possiamo scornarci e discutere, essendo prettamente soggettive, per la terza, secondo me, non vale lo stesso discorso. L’arte va oltre il concetto di bello e brutto, non si limita ai giudizi di gusto.
“L’arte consente agli idioti di capire”: così diceva il critico e divulgatore Philippe Daverio. Ed è per questo che i Kneecap non fanno solo musica. L’Arte, infatti, è tale perché riesce a mediare la difficoltà trasformandola in qualcosa di accessibile: trasforma ciò che andrebbe studiato e analizzato per molto tempo in qualcosa di immediato. E Fenian fa proprio questo: rielabora culture millenarie, secoli di storia e decenni di conflitti in 42 minuti di ascolto.

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Fonti Fotografiche: Wikimedia Commons, Kneecap


