L’ascolto di NDA due settimane fa mi aveva lasciato l’amaro in bocca. Mi era sembrato l’ennesimo progetto privo di identità di Trippie Redd, con tantissimi feat e pochi spunti positivi.

Con #NDA, però, le carte in tavola sono completamente cambiate.
Tralasciando l’originalità del titolo (Trippie ha messo tutta la creatività nella musica e va bene così) l’album sembra una macchina del tempo: l’artista dell’Ohio rispolvera i suoni malinconici che lo hanno fatto emergere tra il 2017 e il 2018. Trippie torna a fare la cosa che gli riesce meglio in assoluto: cantare. E, con questo progetto, ritorna a emozionare con la sua musica.
La prima metà di #NDA: il ritorno della trap melodica stile Life’s a Trip
#NDA ha una qualità fondamentale: riesce a emozionare. Trippie è uno dei miei artisti preferiti e, da quando lo ascolto, ho sempre apprezzato le produzioni più melodiche rispetto a quelle più rage. Il motivo è uno: Trippie ha una voce che scalda e sa usarla alla perfezione.

In #NDA, la prima parte del progetto sembra un tuffo nel passato: la trap melodica che ha reso Life’s a Trip un classico torna a essere protagonista. Le produzioni si mischiano alle performance vocali di Trippie in un impasto che profuma di nostalgia.
Quali sono le tracce più memorabili della prima parte?
- Wanna Fly Away: è la traccia che setta il tono della prima metà del disco. Introdotta da un coro di bambini che si potrebbe scambiare per un sample, prosegue con un ispirato Trippie che utilizza la propria voce su una base in cui le note di un piano si intrecciano al ritmo della batteria in un incastro preciso.
- Trillionaire Club: oltre al brivido di nostalgia al tag “I love Trippie Redd”, tocchiamo uno dei punti più alti del progetto. Bastano la voce e un pianoforte per farci innamorare.
- SVM3: traccia molto interessante che si sviluppa su un synth trap futuristico da videogioco.
- Keep Flying: qui Trippie torna a rappare su una delle produzioni più particolari dell’intero album.

La Seconda Metà: Tra Rage Melodica e Collaborazioni
Trippie non abbandona la rage. Se nella prima parte riabbraccia il passato, nella seconda metà si proietta nel futuro. Il genere si scioglie in una rage melodica, leggera e non tagliente.
I feat si concentrano tutti qui: Tezzus in Being Myself prova a snaturarsi lanciandosi in una strofa melodica su un beat carico di percussioni, K Suave in Med Kit conferma la chimica ormai solida con Trippie, mentre Gigi Holland non riesce a impressionare in Rock the Bed, forse la traccia più sottotono dell’intera tracklist.

In generale, la seconda parte del disco suona personalmente meno interessante: Trippie è sicuramente più a suo agio in produzioni emo-rap e lui stesso lo ha confermato sotto un post Instagram: «Non smetterò mai di fare rage, ma quella roba è morta. Sta uscendo un sacco di spazzatura a livello di rage, abbiamo bisogno che torni la vera musica.»
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#NDA è il miglior progetto di Trippie Redd dai tempi di Trip At Knight?
Emo Pop è la traccia che chiude il cerchio melodico: Trippie ci accompagna quasi sottovoce verso la fine del viaggio utilizzando ancora una volta la propria voce come strumento principale.
#NDA è uno dei progetti che ho apprezzato di più in tutto il 2026 ed è personalmente il progetto meglio riuscito di Trippie dai tempi di Trip At Knight.

Sono passati 5 anni abbastanza difficili per l’artista, ma forse stavolta ha veramente ritrovato la quadra. Trippie ha unito passato lontano e passato recente, mischiato i generi che ha approfondito negli anni e creato un progetto che funziona da inizio a fine. I feat sono pochi e sensati, la qualità è alta per tutta la durata dell’album e Trippie sembra ritrovato.
E, sbilanciandomi, dico che #NDA è uno dei dischi che ho apprezzato di più in tutto l’anno (Leggi qui la recensione di un altro progetto interessante del 2026)
Fonti fotografiche: Trippie Redd

