Con il suo secondo album studio, Yele evolve il proprio linguaggio artistico e invita l’ascoltatore dentro un percorso mentale ed emotivo fatto di conflitti interiori, autodistruzione e maturazione personale
L’industria discografica italiana, nel corso del 2026, si è trovata a gestire una transizione profonda, segnata da un’urgenza espressiva che sembrava essersi sopita sotto il peso delle logiche algoritmiche. Al centro di questa scossa sismica si posiziona Vaniglia e Zenzero, la seconda opera discografica di Yele, pubblicata l’8 maggio 2026 sotto Atlantic Records Italy e Warner Music Italy.

Gabriele Trimboli, in arte Yele, dimostra una maturità che distorce la sua giovane età. Nato a Torino nel 2003, porta con sé l’eredità di un ragazzo che combatte contro la propria mente, cercando di muoversi tra pensieri, volontà di crescita e tentazioni distruttive. Il passaggio dal precedente lavoro, Pezzi di vetro, a questa nuova fatica segna l’evoluzione dal frammento al mosaico: se nel 2025 l’artista si era limitato a raccogliere i cocci di un’identità frantumata, in Vaniglia e Zenzero quegli stessi frammenti vengono fusi insieme per creare un materiale scottante, allo stesso tempo dannoso e rigenerante.
Il dualismo come manifesto: L’Antitesi Sensoriale
Il titolo dell’album è una dichiarazione di guerra alla linearità. La scelta di accostare la vaniglia e lo zenzero non è casuale, né tanto meno rappresenta un esercizio di stile estetico. E’ un’idea precisa, un abbaglio che acceca l’artista e ne complica l’orientamento nelle strade della vita. Il dualismo annunciato dal titolo si manifesta in ogni fibra del progetto, creando un’esperienza d’ascolto unica, in cui l’ascoltatore si muove ciecamente insieme al protagonista.
La componente “vaniglia” del disco rappresenta il rifugio, la nostalgia pop e la fragilità intrinseca dell’artista. E’ l’elemento che lenisce, che costruisce melodie avvolgenti e si manifesta attraverso basi sintetiche curate dal produttore Offpatt. In questa dimensione, Yele esplora il desiderio di purezza e la ricerca di un’intimità che sembra sempre sul punto di dissolversi. Al contrario, lo “zenzero” costituisce l’elemento pungente, la verità che brucia in gola e che obbliga a un confronto diretto con il dolore. E’ la rabbia, la distorsione industriale, il beat adrenalinico che spezza la contemplazione per trasformarla in un’azione cruda e viscerale.

Questa bipolarità sensoriale è la traslazione della difficoltà mentale dell’artista: la linea tra crescita e autodistruzione è sottilissima ed è gestita come una compenetrazione costante tra brani dolci e amari. Spesso, all’interno della medesima traccia, la rassicurazione della vaniglia viene sabotata dall’irruzione dello zenzero, creando un senso di inquietudine che rispecchia fedelmente l’instabilità emotiva dell’autore e della sua epoca.
La vulnerabilità è la direzione lirica di “Vaniglia e Zenzero”
“Sudo a cascate emozioni, sono pezzi di me” e “Sto cercando le risposte, ma forse nel posto sbagliato”. Due versi che riassumono perfettamente l’intento comunicativo di Yele, estratti dalla traccia “Non Ti Trovo“, una delle più interessanti della tracklist: sonorità punk-rap, con un riff di chitarra elettrica (marchio di fabbrica del progetto) accompagnato da percussioni leggere che creano un pavimento delicato su cui l’artista riesce a muoversi con una facilità disarmante.
“Una Stella” è forse il brano più stratificato dell’album. Il testo è un viaggio attraverso il disordine interiore e la malinconia innata. L’immagine della stella che brilla è la rappresentazione della paura che lega il desiderio di fama e successo al rischio di spegnersi improvvisamente. L’ottima produzione Offpatt qui lavora per sottolineare questa precarietà, mantenendo una tensione costante che non esplode mai del tutto, lasciando l’ascoltatore in uno stato di sospensione instabile.

“Fiori di Gelso” simbolo di vanità, ma anche di benessere interiore, è un tentativo di trovare stabilità e di riempire i vuoti personali affidando la propria salute mentale a un partner salvifico. La chiusura dell’album, “Troppo Me“, è una conclusione acustica, un’ultima riflessione sul valore dell’infelicità, dell’instabilità e della fragilità della mente.
Un disco vulnerabile in cui produzioni leggere si alternano ad altre più aggressive. Un vero palcoscenico su cui Yele si racconta sotto le luci dei riflettori, affacciandosi al mondo dei grandi con un progetto che sa di maturità artistica e di ricerca continua di uno scopo nella vita.
Ecco il video ufficiale di “Una Stella”

