Il ritorno di Larry June continua la sua visione
Who Coppin segna il ritorno di un progetto solista per il rapper classe ’91, dopo aver collaborato con Currensy nel joint album Spiral Staircases. Lo fa con un album in grande continuità con i suoi lavori precedenti, prendendo un po’ da Until Night Comes e un po’ da Doing It For Me.
Questo perché Larry June ha un dono: è uno di quegli artisti così riconoscibili e con un’identità così forte che qualsiasi cosa faccia la rende sempre coerente con gli altri progetti del proprio catalogo. Il suo stile è così collaudato che non ha bisogno di innovarsi, ma solo di evolvere, e, come vedremo, Who Coppin non fa eccezione.

Se hai bisogno di viaggiare, lasciati trasportare dal suo sound
Le produzioni, curate soprattutto dal suo storico produttore Cardo Got Wings, portano un suono con una profondissima radice G-Funk e aggiunte soul e R&B. Le batterie sono minimali e morbide, lasciando al rapper della Bay Area lo spazio per surfare tra i suoni con la sua voce ipnotica.
I beat e il suo flow rilassato portano l’ascoltatore dall’altra parte dell’Atlantico: appena parte un suo brano sembra di stare a bordo di una cabrio per le strade della California, guidando con la musica a palla e negli occhi un tramonto rosso fuoco.

Un altro punto di forza di Who Coppin risiede nella selezione maniacale degli ospiti. Non ci sono featuring dettati dall’hype, ma solamente artisti selezionati sulla base dell’alchimia musicale. Gli artisti presenti nel disco non spezzano la narrazione, ma si integrano perfettamente nel suo flusso: ogni strofa ospite sembra ritagliata su misura per arricchire l’atmosfera senza mai oscurare il padrone di casa. L’esempio perfetto lo rappresenta il brano Pretty Green Eyes, in cui l’ospite, Musiq Soulchild, aggiunge al brano e all’esperienza generale dell’album una voce cantata che differenzia e arricchisce l’ascolto rimanendo coerente al progetto.
L’album, dunque, come avrete capito, si presta tranquillamente a un ascolto rilassato e poco impegnato, ma questo non vuol dire che non ci sia una certa ricercatezza nei testi. Se è vero, infatti, che è il mood generale a rubare la scena durante l’ascolto, è vero anche che sono i testi a definire l’identità dell’artista.
Larry June non è solo un rapper, è uno stile di vita
Nel corso degli anni Larry June ha costruito attorno alla propria figura un vero e proprio brand, trasformandosi in un modello aspirazionale per i suoi fan. La sua filosofia si fonda sulla disciplina, sulla salute, sull’indipendenza economica e sulla crescita personale.
Il lusso che racconta nelle sue rime non è mai semplice ostentazione; non vuole mitizzare la propria esistenza, ma spiegare il percorso che lo ha portato a raggiungere quel benessere. Più che celebrare il traguardo, insiste sul processo: sacrificio, costanza e buone abitudini quotidiane.
Questa filosofia si riflette benissimo su tutta la sua estetica, dalle cover degli album fino ai videoclip, spesso girati tra smoothie bar, barche a vela, macchine d’epoca e quartieri residenziali. Ogni elemento visivo contribuisce ad ampliare il suo immaginario e a renderlo fruibile allo spettatore, che può ricercare nella sua vita le stesse esperienze, creando un legame che va al di là della musica. Inoltre la sua estetica si inserisce perfettamente nelle esigenze delle nuove generazioni che, sfumato il mito del sogno capitalista, ricercano una vita maggiormente orientata verso il benessere personale.

Per questo possiamo definire Larry June come un nuovo e moderno simbolo dell’American Dream: un’uomo che costruisce il successo senza scorciatoie, facendo dell’imprenditorialità la sua missione ma che al contempo non trascura se stesso e la sua salute.
Fonti Fotografiche: Larry June

