Jackman: il cambiamento ha sempre un costo
Dopo anni di grandi successi commerciali – dall’uscita di “Whats Poppin” nel 2020 fino all’album “Come Home The Kids Miss You”, collezionando certificazioni una dopo l’altra – Jack Harlow decide di dare una svolta alla sua carriera, proprio nel suo momento più alto.
Nel 2023 il rapper classe ’98 di Louisville fa uscire “Jackman”, a parer mio il suo album migliore: le basi trap melodiche lasciano spazio a produzioni con campionamenti soul e jazz, il flow si spoglia dell’ego lasciando spesso spazio a uno spoken più intimo e personale, le barre sul successo e sul lifestyle vengono abbandonate a favore dei ricordi e dell’autoanalisi, e pure la struttura dei pezzi viene stravolta.

Un cambiamento così repentino, però, spesso porta con sé un grande costo, e questo l’artista lo sta imparando a proprie spese.
Se è vero che la critica ha accolto positivamente questa sua evoluzione verso un rap liricamente più impegnato, non è stato così per il pubblico; Jackman rappresenta un grande ridimensionamento a livello commerciale rispetto ai progetti precedenti. Basti pensare che nella prima settimana “Come Home The Kids Miss You” aveva venduto 113.000 copie equivalenti, mentre “Jackman”, nello stesso periodo, ne vendette solamente 36.000.
Monica: l’album della confusione
Dopo un cambiamento così drastico, personalmente pensavo che la strada fosse segnata: un secondo album che seguisse quella visione, un progetto che desse continuità a una scelta artistica così importante, magari con un sound un po’ più aperto e qualche ritornello in più per strizzare l’occhio al grande pubblico.
E invece no, si ricomincia di nuovo da capo.
Dopo tre anni dall’ultima release esce Monica, un disco R&B con una grande influenza neo-soul che però non lascia niente. L’impressione è quella di ascoltare un disco senz’anima, vuoto, qualitativamente buono ma che manca di mordente.
In un disco di questo tipo la componente vocale dovrebbe essere uno dei punti forti del progetto, e invece, per ovvie limitazioni, non può esserlo: canta sempre con lo stesso flow quasi monotono e mezzo sussurrato, che dovrebbe ispirarci eleganza e invece stufa alla terza traccia.

Monica di Jack Harlow evidenzia perfettamente una delle trappole in cui molti artisti cadono: a livello comunicativo, sperimentare (soprattutto se con scarsi risultati) viene confuso con mancanza di direzione. Questo avviene perché l’ascoltatore, già destabilizzato dalla novità, non riesce a riconoscere un pattern lineare e non trova coerenza in quello che sta ascoltando.
Un artista dovrebbe, per quanto difficile possa sembrare, abituare i propri fan a stupirsi fin dall’inizio, ad accogliere il cambiamento come un’evoluzione positiva, perché il rischio è quello di rimane intrappolati in un personaggio che fisiologicamente prima o poi diventerà sempre più stretto.
Cosa ci portiamo dietro da questa storia?
Ripensando a tutta la carriera del rapper di Louisville mi chiedo: ma alla fine ne è valsa la pena? Mi spiego meglio: in un mondo social che ti vuole sempre più verticale, dove avere un’identità chiara è spesso più importante della musica stessa, ha ancora senso impegnarsi nel cambiare ed evolversi?
Pensiamoci bene: alla maggior parte del pubblico generalista non interessa analizzare, capire e interrogarsi sulle scelte musicali degli artisti. Giusto o sbagliato, viene tutto ridotto a un “mi piace” o un “non mi piace”.

Purtroppo il rapper classe ’98 è rimasto bloccato in un limbo da cui uscire in poco tempo sarà molto difficile. Dopo aver cavalcato l’onda del mainstream, ha cercato di portare progetti più personali, introspettivi o, più semplicemente, diversi, cosa che però lo ha lasciato praticamente senza un vero e proprio pubblico.
In poche parole, il suo caso è un esempio perfetto di quanto conti la Brand Identity e il posizionamento nel mercato. Tralasciando il mero aspetto musicale, a livello di personaggio Jack Harlow risulta troppo pop per avvicinare un pubblico più purista o ricercato, ma allo stesso tempo troppo pesante e poco accattivante per l’ascoltatore medio.
Fonti Fotografiche: Jack Harlow

