L’etichetta fondata da Nas ci regala 7 album che ricordano come certa musica sia senza tempo.
Nell’aprile del 2025, la Mass Appeal Records ha annunciato Legend Has It, un percorso celebrativo ambiziosissimo: 7 album per 7 rapper storici della East Coast. Il progetto coinvolge il meglio della Golden Age: Slick Rick, Raekwon, Ghostface Killah, i Mobb Deep, Big L, i De La Soul e, ovviamente, Nas accompagnato da DJ Premier.

Ogni MC non ritorna come icona del passato, ma come una vera e propria leggenda vivente che non ha bisogno della nostalgia per splendere. Non si tratta di ristampare vecchi dischi o di creare improbabili versioni alternative di classici dell’hip-hop: l’obiettivo di Legend Has It è continuare con rispetto e fierezza la legacy del rap made in New York.
Il progetto punta a ridare importanza e spessore al sound della Grande Mela, mostrandoci i suoi fondatori come degli artisti che possono ancora dare molto al rap contemporaneo senza scimmiottare il passato.
Ecco i 3 dischi migliori per scoprire la visione della Mass Appeal Records
Slick Rick – Victory
Annunciato come special guest, Slick Rick apre le danze del progetto con Victory, il suo quinto disco ufficiale a 26 anni di distanza dall’ultimo. Sì, avete letto bene: 26 ANNI.
L’album scorre benissimo grazie a una durata di soli 27 minuti e a un suono sorprendentemente vario: in mezzo a tracce classiche e più boom-bap come “Stress” e “Another Great Adventure”, possiamo infatti trovare brani dalle sfumature house come “Come On Let’s Go” e “Cuz I’m Here”, o anche brani più rilassati come “Angelic” e “So You’re Having My Baby”.
La vera protagonista del disco, però, rimane la voce di Slick: quell’accento british e quella cadenza cantilenata non sono mai invecchiati e accompagnano una capacità di scrittura veramente notevole, ricordando a tutti perché molti lo considerino il miglior storyteller di sempre.

Infinite – Mobb Deep
Personalmente, l’album meglio riuscito del progetto Legend Has It. Nonostante la morte di Prodigy nel 2017, Havoc riesce a costruire un album dei Mobb Deep che sfugge all’effetto “disco postumo” e si inserisce a meraviglia nella loro discografia.
La sintonia tra i due rapper di Queensbridge sembra non essersi mai persa; le produzioni, curate dallo stesso Havoc e da The Alchemist, riprendono il sound crudo che rese celebre il gruppo: zero elementi moderni, solo sample cupi e batterie secche che donano al lavoro un’aria quasi cinematografica.
Dal punto di vista lirico si segue perfettamente il mood delle produzioni: la morte, la violenza e il fatalismo rimangono i temi centrali. Havoc ci mostra la sua vita da superstite dell’hip-hop, mentre Prodigy, nelle sue barre, sembra quasi prepararci a quello che sarà il suo triste finale. Insieme ci narrano la loro eredità: il solco indelebile che hanno lasciato in questa cultura.

Cabin in the Sky – De La Soul
Forse l’album artisticamente più interessante e “diverso” della serie. Il leggendario gruppo jazz rap confeziona un disco che rispetta al 100% la propria storia: il rap si fonde con il funk, il soul, la disco e il neo-soul, creando un progetto variopinto ma allo stesso tempo estremamente coerente. La durata di un’ora e dieci, però, affatica molto l’ascolto; alcune tracce aggiungono solamente un’inutile complessità, rendendolo poco fruibile per intero.
La scomparsa di Trugoy the Dove e il successivo lutto degli altri due membri, Pos e Maseo, sono il centro nevralgico attorno a cui ruota ogni traccia, ma lo fanno in modo totalmente differente rispetto a Infinite dei Mobb Deep. Qui la morte non è vissuta come il capitolo tragico di una vita difficile, ma come l’occasione per fermarsi e guardare ai bei momenti vissuti assieme. A regnare, dunque, sono la speranza mista alla nostalgia: il ricordo non blocca nel passato, ma fa guardare al futuro con positività. Ne è l’emblema la casetta tra le nuvole che vediamo in copertina, luogo simbolico dove Trugoy veglia sul resto del gruppo.

Fonti Fotografiche: Nas, Slick Rick, Mobb Deep, De La Soul.

